I
Il sole di novembre risana le trafitture più antiche; le mani non
sanno contenere gli istanti. Si fanno briciole
le vite sospese - scorza acerba -
palpitanti nell’attesa. La luce buona rimbalza
sugli specchi, e i minuti - sipario
di cose non dette.
Si frange il barbaglio in miriadi di spilli
luminescenti, l’anima
protende le sue
radici di pioppeto. Amore è gioia, nel miraggio | primigenio
di essere titano di prospettive inebrianti
che regni fino a
conservare negli occhi i disdegnosi
raggi dell’ultima luna.
Andiamo dal nostro Dio spaventosamente solitario, buttando a
terra la roccaforte del dolore che mai eguaglia alcun
dolore sfavillante né l’autocrazia degli
errori più dolci, gli errori
d’amore […]
II
Lascia che il tuo bacio sorga come acqua purissima, lascia che
il tuo bacio sia pure fiammifero, sfregane
la punta sulla cartavetro del
mio tacere asperrimo.
Lascia il tuo bacio gocciolare come magma
o recalcitrante sangue d’inverno e sprazzo di interminabile
fuga - quasi poesia -
solerzia
di innesti difficili. || Il mio emblema
apostolico è il dogma
di un solo uomo
di infinita pazzia innamorata - fiore rosso della libertà, blues
nerissimo dai bulbi oculari di vetro.
Però a noi è più
adatto
questo marmo assurdo di basilica, questo metallo sonoro delle
ore, la cuspide dorata, inverosimile del tempio
che si tende al cielo e non
lo possiede.
III
|| Scrivo come cammino:
in verticale, e scrivo come sogno:
in verticale. || Scrivo come amo: in verticale; scrivo come
sorrido: con un coltello fra le vertebre. Scrivo come
mi rattristo degli eccidi umani,
scrivo sotto || la polvere
da sparo fitta della coscienza. || Scrivo come piano muoio,
attimo dopo attimo || mirabilmente, nel gesso delle
mie passioni e le mie
spinte viscerali. Scrivo || come mangio: con fame, e
come bevo: con sete || di bestia e di
strumento trasognato. ||
IV
E sulle tue labbra è il sorriso, e nel tuo passo la direzione della
notte. E’ nel tuo braccio la fame e nel tuo petto
anfibio la sete che gemma di
pioggia intorno, sino
agli stanchi
riflessi bugiardi, sino ai frutti da beccare galleggiando come
il tronco di salice divelto e il fiume
arrossato, ma a mezz’aria, alla
maniera di piccoli
uccelli. ||
L’indignazione, lo sconforto non
sono più di moda.
Ahimè, diranno che vesto
abiti retrò,
sfiorando il grido di musica posseduta, smanioso fino al chiodo
fisso. Ma io indosso indumenti di
giullare entusiasta […] nel
giorno sfregiato
che ora diventa mentecatto di chiarore; si drizza dai pochi
frantumi, perché possiamo raccogliere
il granturco, come da millenni; il granturco
sanguinoso, svergognato da
maldicenze ostili…
V
Urlo e Kaddish rigurgita il poeta, lupo, al pulviscolo del mondo
e gli spazi siderali, anche una tregua di suoni, per
quanto gentili essi siano. E i campi di granturco
diventano i fidi respiri mentali
di Corso…
<< Obama - dicono - darà notizia di astronavi e viaggi
elicoidali, le curvature degli universi,
di buco nero
in buco nero >> e ripeto selle unghie
l’asserto delle stelle;
le mie rare stelle di
rame bucato e di sbarre - di questa
smisurata voliera
di ghiaccio. ||
Ribevo le mie lacrime fino a che viene sera, e… non piango
da anni. Come posso solo pensare di poter sfamare
qualcuno, se della mia fame
soltanto mi dispongo
il fluire.
Come fantasticare di coprire mio fratello nudo, se ho questa pelle
appena | di rorida luce… Fratello. Sorella. Avremo
fame, soffriremo il freddo e il furore indocile,
l’amore. Ma ci viene incontro
il pensiero giallo
di Dio.
E. Belculfinè – Gio. 12 nov. 09 | 13:22
categoria:poesia, diario, foto, dialogo, blues, strade, loboe di vetro, aiseop, poems for exigence, Αρκαδία, |metaeros|













